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Concentrazione e alimentazione

Aggiornamento: 29 giu 2023



Tra mente e alimentazione esiste un legame molto stretto, la nutrizionista Gigliola Braga e l’esperto di apprendimento strategico Massimo De Donno hanno elaborato una strategia per migliorare la concentrazione attraverso un programma alimentare.

Per consentire al cervello di funzionare al meglio, è necessario perseguire tre obiettivi cardine: il controllo glicemico, la scelta dei grassi giusti e un corretto apporto di polifenoli (sostanze organiche naturali).


Motivi

La mente lavora meglio senza dannosi picchi glicemici: al cervello è necessaria la «calma insulinemica». Con il giusto tipo di grassi, poi, la comunicazione tra i neuroni è più veloce, le connessioni neuronali più efficienti e il funzionamento del cervello raggiunge livelli ottimali. I polifenoli, invece, giocano un ruolo essenziale nella crescita dei neuroni e nella loro salute. Vi sono polifenoli (come la curcumina, il costituente principale della curcuma) che esercitano un effetto antiossidante altamente protettivo sulle cellule nervose e sulle sinapsi, ma gli studi più recenti hanno evidenziato come i polifenoli siano in grado di stimolare anche l’espressione di meccanismi di difesa che inducono la cellula a produrre a sua volta sostanze antinfiammatorie. Inoltre, promuovono l’attività e la biogenesi dei mitocondri, le centraline energetiche della cellula, che in questo modo acquisisce maggiore vitalità.


Come agire

Il controllo glicemico si può operare efficacemente tenendo conto del carico glicemico dei carboidrati: servono per dare energia, ma non troppi. Meglio, poi, privilegiare i carboidrati con basso carico glicemico. Il pane, la pasta, il riso, le fette biscottate, quasi tutti i cereali da colazione e i dolci hanno un alto o altissimo carico glicemico, quindi vanno usati con moderazione. Quasi tutta la frutta, invece, ha un carico glicemico medio, per cui se ne può mangiare di più.

Per le quantità basta utilizzare a ogni pasto (colazione compresa) il volume del proprio pugno: due pugni se si tratta di carboidrati a medio carico glicemico (quasi tutta la frutta), uno se ad alto carico (pane, pasta, riso), mezzo se ad altissimo (dolci). E dunque, la colazione ‘’amica del cervello’’ non è fette biscottate e marmellata ma toast farcito o panino ben imbottito accompagnato da uno yogurt o da una bevanda come caffè, latte, tè o cappuccino. A pranzo e cena, invece, pesce o carne o uova o una fonte proteica vegetale più un generoso piatto di verdure condite con olio extravergine d’oliva e frutta. In alternativa alla frutta, pane o pasta o riso o un piccolo dolce. I grassi amici del cervello sono, invece, quelli monoinsaturi dell’olio extravergine d’oliva, della frutta secca (mandorle, nocciole, noci, pistacchi, arachidi) e dell’avocado. L’apporto di polifenoli adeguato al nostro obiettivo si raggiunge, infine, mangiando abitualmente e possibilmente a ogni pasto un buon quantitativo di verdura e frutta (soprattutto i frutti di colore intenso, come quelli di bosco, veri concentrati di polifenoli). Altre fonti di polifenoli sono il cioccolato fondente, il vino rosso, il tè (specialmente se verde), l’olio extravergine d’oliva, le erbe aromatiche e soprattutto le spezie.


Per approfondire il programma alimentare studiato dai due esperti, vi consigliamo di leggere il loro libro Superbrain, la dieta genio in 21 giorni, Mondadori.


Fonte: Il Corriere della Sera




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